Le gemelle

Un racconto originale di Giada Fiordaliso

“Ma mamma, Flo mi ha preso i pattini per farmi dispetto!”
Pixie era stufa di sua sorella. Ogni volta le faceva dispetti di questo genere, quando invece lei voleva solo starsene per conto suo ed evitarla come la peste. Non sopportava molto il fatto che fossero identiche, tanto che persino i loro genitori facevano fatica a riconoscerle. Nei loro otto anni di vita però avevano sempre cercato di distinguersi: Pixie era un’amante dell’abbigliamento sportivo, mentre Flo indossava sempre abiti lunghi e a volte persino troppo eleganti. Il loro stile così diverso forse era dovuto alle loro differenti passioni.
Era difficile non vedere Pixie indossare le ginocchiere, i parastinchi, il casco e i suoi adorati pattini a rotelle, mentre Flo non faceva altro che ballare. Non aveva bisogno dei pattini per fare quelle strane piroette che a Pixie proprio non piacevano.
“Bleah!” Pensava, ogni volta che le veniva in mente l’idea del ballo.
Non ne sopportava alcun tipo, ma preferiva sfrecciare senza limiti con i suoi pattini.
Flo, che aveva sentito la lamentela di Pixie, la quale aveva gridato fin troppo pur di farsi sentire dalla mamma, aprì la porta della sua stanza e lanciò i pattini alla gemella, che li prese al volo. Sul suo volto un sorriso come al solito dispettoso. Pixie promise vendetta: le avrebbe fatto sparire per sempre le sue scarpe preferite da ballo, quelle verdi che sembravano di cristallo, ricoperte di gemme di plastica, ma che sembravano vere. Avevano persino un leggero tacco e per quanto a Pixie non piacesse ballare, avrebbe indossato volentieri quelle magnifiche scarpe.
“Ragazze, perché non andate fuori in giardino?” Il tono della mamma non era arrabbiato, anche perché ormai era abituata ai continui battibecchi delle sue figlie.
“Mamma, ma non facciamo altro che andare in giardino, basta! Ci annoiamo! Io sempre con i pattini, lei sempre a ballare, basta! Non possiamo uscire?”
La mamma rispose di no muovendo nettamente la testa in segno di diniego.
“Lo sai che non si possono fare passeggiate Pixie, avete un bel giardino e siete anche fortunate. Non insistere perché sai che queste sono le regole per tutti!”
Pixie ci aveva provato. Capiva che era importante rispettare le regole e sua madre aveva ragione, ma avrebbe tanto voluto fare qualcosa di diverso oltre che pattinare.
Flo intanto uscì dalla stanza con un nuovo vestito elegante. Pixie, che era ancora lì davanti, la guardò prima con uno sguardo buffo e poi scoppiò a ridere.
“Ma dove vai conciata così, se tra l’altro dobbiamo restare a casa ahahah” la derise Pixie.
“Che vuoi, io mi vesto come mi pare!” Ribatté Flo mentre si aggiustava le pieghe del suo vestito lungo e turchese. In tutta risposta si diresse poi verso il giardino, proprio dove era diretta anche Pixie.
Le due gemelle cercavano sempre di stare a distanza, anche perché bastava un niente per farle litigare fino a tirarsi i capelli. Pixie decise che si sarebbe allenata ancora con i pattini, mentre Flo, come sempre, si sarebbe dedicata alla danza.
Mentre i loro esercizi continuavano, Flo sbuffò. Pixie la guardò e forse aveva capito cosa avesse.
“Ti annoi anche tu?”
Flo annuì con la testa.
“Vorrei imparare anche a fare nuove attività, oltre al ballo. So che posso essere bravissima anche in altri sport.”
Come sempre Flo doveva vantarsi di qualcosa. Pixie alzò gli occhi al cielo, ma non poté fare a meno di pensare che anche lei avrebbe voluto imparare il brivido di una nuova attività sportiva, magari una totalmente diversa dal pattinaggio, che però potesse piacerle. Di sicuro, non avrebbe mai ballato, quello mai e poi mai. Odiava ballare, proprio come sua sorella odiava il pattinaggio con tutta se stessa.
“Neanche sai ballare bene!” la punzecchiò Pixie.
Flo la guardò con gli occhi ridotti a due fessure. “Cosa?” intimò, già arrabbiatissima.
“E tu pensi che si vada così sui pattini? In quel modo? Non sai fare nemmeno avanti e indietro e a volte ti ho vista cadere!” gridò Flo.
“Cosa ti sei permessa di dire?” Pixie si diresse minacciosa verso sua sorella, mentre lei la aspettava con entrambe le mani sui fianchi, come per attendere una spinta, in modo che poi avrebbe fatto intervenire la mamma.
Improvvisamente, a Flo venne in mente un’idea fantastica.
“Dici che io non so ballare bene, ma tu che sapresti fare al posto mio? Se non sai neanche pattinare, figurati ballare!”
Pixie la guardò con aria di sfida.
“Stessa cosa posso dire io di te! Tieni, prova ad indossare i miei pattini e vedrai quante volte cadrai!”
Pixie iniziò a togliersi i pattini, in modo che sua sorella avrebbe potuto provarli, facendo una figuraccia. Stessa cosa fece Flo con le sue scarpette da ballo preferite: quelle verdi con le gemme finte, ma brillanti. Quando le due gemelle si scambiarono pattini e tacchetti, si resero conto che qualcosa in loro era cambiato.
Sembrava una strana sensazione, eppure non sapevano che presto, la loro giornata sarebbe stata ricca di novità, sorprese e fatti molto molto strani.

Gli gnomi

Per qualche altro minuto continuarono ad allenarsi, proprio accanto alla meravigliosa dondola, situata sotto il magnifico gazebo. Flo si spostava avanti e indietro sul vialetto, punto perfetto per usare i pattini. Pixie invece aveva preso il posto della sorella e poteva tranquillamente muoversi sul prato, comunque sempre vicina al vialetto. Era strano, ma quelle scarpe da ballo sembravano calzarle alla perfezione. La attiravano così tanto che aveva smesso di pizzicarsi con la sorella.
Da parte sua Flo ammirava stupita i pattini, mentre cercava di rimanere in equilibrio e sfrecciare veloce, in modo da poter dimostrare alla sorella che sapeva pattinare benissimo. Era una sensazione strana, ma la faceva stare bene.
Pixie si sentiva però come osservata e non dovette attendere a lungo per rendersi conto del motivo.
L’unica cosa che non sopportava di quel vialetto erano quei brutti nani da giardino, tutti disseminati lungo il piccolo sentiero di cemento, su cui sua sorella si muoveva, e dove poco prima aveva fatto lei avanti e indietro, con i suoi pattini. Li odiava ed erano anche brutti, con l’espressione cattiva, tutti colorati in modo pessimo. Non si capiva nemmeno se erano nani o gnomi, ma sembravano più appartenere alla seconda categoria.
Pixie si ritrovò a fissarne uno, cercando di restituirgli lo sguardo crucciato e contrariato, allo stesso modo in cui sembrava farlo quella finta creatura.
“Cosa stai facendo?”
La voce di Flo interruppe i suoi pensieri.
“Odio questi nanerottoli, sembrano cattivi e io li odio!”
“Anche io, Pixie! Ho chiesto più volte a papà di toglierli, ma niente, a lui piacciono e credo anche alla mamma! In più li hanno pagati tanto, e pensare che stanno qui da solo due giorni e già li odiamo.”
“E se li facciamo sparire?”
“Sei pazza, Pixie?” Flo la guardò con gli occhi dilatati, spaventata e allibita.
Pixie sbuffò e guardò la sorella con un’espressione contrariata. Sapeva che Flo era un’assurda paurosa, ma non sapeva che lo fosse fino a questo punto.
“Potremmo semplicemente spostarli. Questo è il punto in cui ci alleniamo e già ci annoiamo tanto, inoltre avere questi nani che ci guardano così mi fa sentire peggio!”
“Spostarli?” Flo ci stava pensando su e Pixie rincarò il suo fiume di parole, pur di convincerla.
“Ma certo dai, li sposteremo vicino al perimetro del giardino, sulla parte opposta della casa, togliendoli da questo vialetto. In questo modo non ci saranno più problemi.”
Flo guardò la sorella pensierosa, poi acconsentì. In fondo si trattava solo di spostarli momentaneamente, e in più lo avrebbero fatto anche con molta attenzione.
“Dai Flo, aiutami!” Pixie prese una delle statuette a forma di gnomo malefico e cercò di sollevarla, con grande fatica. Nonostante fossero piccole erano anche molto pesanti. Flo in tutta risposto tentò di sollevarne un’altra e fu in quel momento che entrambe le gemelle rabbrividirono.

I pattini e le scarpette

Si erano illuminate mentre ancora le indossava, proprio dopo aver cercato di spostare la statuetta-gnomo. Pixie guardò i suoi tacchetti mentre inondavano lo spazio circostante con un fiotto lucente verde. Gettò uno sguardo a Flo in cerca di spiegazioni, ma lei stava osservando spaventata i pattini di sua sorella, che a quanto pareva erano ormai completamente diventati fluorescenti e verdi, facendo sparire la tipica tonalità nera e rossa che li costituiva. Flo non aveva parole. Cercò di toglierli subito, ma non ci riuscì. Pixie fece lo stesso, ma senza alcun risultato.
Fu solo in quel momento che, con loro grande stupore, si rese conto che un nano parlò.
“Flo, Pixie, siamo molto arrabbiati!” spiegò lo gnomo.
“Ce ne eravamo accorte!” disse Pixie con uno sguardo ironico, mentre puntava gli occhi in quelli dello gnomo. Al contrario di sua sorella era meno stupita: quella statua stava parlando, ma lei aveva intuito che qualcosa non andava in quegli sguardi truci, fin da quando suo padre aveva acquistato le statuette. Certamente, mai si sarebbe aspettata che presto avrebbero parlato, o che un lampo di luce verde uscisse dalle scarpe di Flo o dai suoi pattini. Provava stupore, ma nello stesso tempo voleva continuare a capire. Flo invece aveva quasi gli occhi fuori dalle orbite e indietreggiava spaventata. Pixie dovette trattenerla, per non farla andare via.
“Le streghe cattive ci hanno trasformato in statue a forma di gnomi, ma noi in realtà siamo animali del bosco e vorremmo tornare nella nostra foresta. Avevamo fatto un accordo con quelle arpie, ma non lo hanno rispettato.”
Ora anche Pixie aveva uno sguardo sempre più stupito.
“Voi parlate, vi muovete, fate accordi con le streghe? Bene. Stiamo sognando, Flo.”
“No, non è un sogno! Scambiandovi pattini e scarpette avete scatenato una magia! Ora le streghe saranno senza dubbio curiose, dovrete aiutarci e liberarci!”
Pixie non credeva più alle proprie orecchie, guardò Flo interrogativa, la quale le restituì la stessa occhiata.
Lo gnomo continuò: “Siamo volpi, scoiattoli, tassi, ma tutti trasformati in gnomi da giardino. Tutto cominciò quando le streghe visitarono la nostra zona, nella foresta. Volevano bruciarla per trasformarla in un’immensa villa dove poter provare tutti gli incantesimi che volevano e viverci, ma noi le abbiamo fermate. Abbiamo fatto loro una proposta: se le avessimo stupite con le nostre abilità, ci avrebbero dovuti lasciare in pace, e andarsene dal nostro territorio.” Si interruppe facendo un sospiro rassegnato, poi riprese.
“Dovete sapere che le streghe sono molto curiose di vedere le abilità delle creature o di assistere a spettacoli, scene particolari e divertenti oppure a cose che le stupiscono. Così io, che sono una volpe trasformata, e anche i tassi e molti scoiattoli abbiamo cercato di mostrare le nostre capacità.”
“E cosa avete fatto?” domandò Flo, questa volta incuriosita.
“Abbiamo raccolto noci, rametti, erbe magiche, spezie che loro usano per gli incantesimi, in un solo minuto. Ma ci hanno ingannato: nonostante fossero veramente stupite, si sono impossessate della raccolta e ci hanno trasformato. È accaduto qualche giorno fa, poi ci hanno portato al primo mercatino dell’usato e vostro padre ci ha acquistati. Sicuramente ora anche le nostre tane saranno state trasformate dalle streghe.”
Flo e Pixie si diedero due pizzicotti a vicenda, all’unisono, come per svegliarsi da quello che credevano essere un sogno. No, non era affatto un’illusione creata dalla mente: gli gnomi parlavano realmente e le lacrime amare che sgorgavano dagli occhi della volpe trasformata dimostravano che non si stava inventando nulla. Anche le altre statuette confermarono quello raccontato dal primo gnomo.
“Come facciamo a liberarvi?”
Pixie guardò stupita sua sorella, dato che questa volta fu lei a parlare. Di solito le iniziative coraggiose provenivano solo dalla sua mente, ma a quanto pareva, ora anche Flo voleva aiutare quelle creature.
“Dovete stupire le streghe. Sicuramente questa notte appariranno e dovete stupirle con le vostre abilità, così tanto che non riusciranno a fingere di non essere rimaste sorprese!”
Flo e Pixie si guardarono in modo interrogativo: proprio non avevano idea di come fare. Contemporaneamente però, non ebbero nemmeno tempo per pensare: con diverse risate sguaiate che rompevano quel clima di tensione, le streghe apparvero davanti a loro.

Le streghe

“Non c’è bisogno di aspettare la notte, ahahah!” La strega vestita di nero rise in modo cattivo. Era davvero molto buffa, anche perché portava delle calze lunghe, a righe e piene di fiocchi neri. Il suo cappello a punta era più grande della metà del suo busto e il suo naso era lungo, senza dubbio assomigliava un po’ alla Befana.
Al contrario di quella che aveva parlato, le altre due erano basse e grasse. Una era vestita di verde e nero, mentre l’altra aveva una calzamaglia nera e una camicia nera, ma un lunghissimo mantello arancione. Proprio questo, rischiò di far inciampare la strega con gli accessori verdi: “Attenta, Ju! Mi fai cadere, sciocca!” le tuonò sibilando con cattiveria le parole.
Ju rise, spostando il suo mantello ancora più dietro di lei.
“Vediamo cosa sapete fare, ragazzine!”
“Oddio Pixie, chiamiamo mamma e papà!” Flo era impaurita e stava per dirigersi verso l’entrata della casa, ma fu la strega nera a interromperla.
“Credi davvero che possano sentirti e vederti? La magia che avete scatenato ha fatto cadere i tuoi genitori in un sonno profondo! Ora dovrete vincere la partita, se volete rivederli!”
Pixie e Flo si guardarono sgranando gli occhi.
“Magia che abbiamo scatenato?” chiese Pixie.
“Ma certo ragazzina, scambiandovi quella strana roba!” La strega dal mantello arancione fluo indicò i pattini e le scarpette verdi. Le due gemelle non riuscirono a credere alle loro orecchie. Solo prestandosi quegli oggetti avevano attivato una magia, incredibile!
“Non ci resta che cominciare la sfida allora, Flo! Restituiscimi i pattini, io ti darò le scarpette! Tu ballerai e io pattinerò, dovranno per forza rimanere stupite tutte e tre!” incalzò Pizie, mentre guardava le streghe impazienti.
“Certo hai ragione!” Flo cercò di togliersi i pattini, ma non ci riusciva. Erano come incollati ai suoi piedi e come provava a toglierli, si illuminavano ancora con quello strano scintillio verde. La stessa cosa provò a fare Pixie con le scarpette, ma niente, accadde la stessa cosa.
“Questo significa…” provò ad indovinare Flo, ma le parole non le riuscirono ad uscire dalla bocca.
“Significa che tu devi pattinare, Flo…e io devo ballare! Proviamo a fare un numero insieme!”
La proposta di Pixie inizialmente lasciò Flo senza parole, ma non aveva altra scelta. Doveva provarci. Provò a fare meglio che poté e improvvisamente, ricordò. Ricordò di tutte quelle ore passate accanto alla gemella, e ricordò che ogni volta che ballava, la osservava sempre.
Non l’aveva mai voluto ammettere, ma la ammirava, provando stima per lei tutte le volte che riusciva a sfrecciare così veloce, forse anche più del vento, libera e senza limiti. Flo in cuor suo, sapeva come muoversi. Aveva visto gli esercizi della sorella milioni di volte, l’aveva sentita spiegarli alla mamma, dettaglio dopo dettaglio. Certamente non sarebbe stata brava come lei, ma Flo improvvisamente sapeva i passi.
Pixie intanto guardò le scarpette verdi e cominciò. Anche lei aveva osservato sua sorella allenarsi, a volte persino di nascosto. Adorava soprattutto vederla quando svolgeva una gara e avrebbe voluto una delle sue fantastiche coppe. Anche Pixie ne aveva ottenute tante, ma quelle di Flo le sembravano sempre più scintillanti. Pixie conosceva a memoria quelle splendide coreografie e spesso diceva di odiare sua sorella, solo perché avrebbe voluto ballare bene come lei. Ora era il momento di farlo.
“Così però facciamo notte!” protestò la strega verde.
“Muovetevi o i vostri amichetti del bosco rimarranno così per sempre!” tuonò la strega nera.
Pixie cominciò a volteggiare su se stessa, muovendosi in modo leggero, come se fosse un carillon. Flo invece le girava intorno sfrecciando più che poteva con i pattini, prendendo velocità. Mentre circondava con giri larghi la gemella, il suo corpo si fletté come per fare un inchino, sollevando una gamba e mantenendo l’equilibrio con l’altra. Era incredibile! Ce la stava facendo!
Pixie iniziò una coreografia più complicata, a un ritmo che solo lei conosceva, che solo lei poteva sentire, ma che stava incantando le streghe. Improvvisamente, le due gemelle cominciarono a prendersi per mano e a creare acrobazie aiutandosi a vicenda, riuscendo anche a divertirsi.
Le tre streghe rimasero senza parole e la loro bocca era spalancata. Una di loro, quella con il mantello arancione, non poté trattenersi e applaudì.
“No, Tera! Cosa fai, non applaudire!” Ma ormai anche la strega verde lo stava facendo, seguita anche dalla strega nera. Stavano tutte facendo i complimenti alle due ragazze, spinte da una magia invisibile.
“No!” protestarono le streghe, mentre le loro mani continuavano a fare tutto da sole.
In un attimo, le tre donne cattive furono dissolte nel nulla, nonostante stessero continuando a protestare. Nel frattempo, gli gnomi non c’erano più. Pixie e Flo si guardarono preoccupate.
“Ma dove sono andati?”
“Non so, Pixie…Saranno svaniti anche loro?”
“Non siamo svaniti! Siamo qui!” La bella volpe si mostrò orgogliosa di sé, con la sua coda vaporosa che sbatteva contro il prato, tutta felice.
A circondarla c’erano anche due tassi e tre scoiattoli.
“Ci avete liberato, non sappiamo come ringraziarvi!” disse uno dei due tassi.
Pixie e Flo si guardarono soddisfatte.
“Non solo abbiamo vinto contro le streghe, ma abbiamo imparato anche a rispettare l’una la passione dell’altra!” Pixie sorrise guardando la gemella.
“Non solo! In più abbiamo scoperto anche che ci piace fare l’attività dell’altra, come a me piace pattinare, a te può piacere anche ballare! Anziché lasciarci prendere dalla noia, ognuna potrebbe aiutare l’altra a imparare diversi esercizi!” propose Flo, molto entusiasta.
Uno degli animali le interruppe.
“Ci vediamo nel bosco! Sento, grazie al mio fiuto, che stanno arrivando degli umani, andiamo via!” suggerì uno degli scoiattoli.
Fecero appena in tempo a dileguarsi, quando il papà e la mamma uscirono sbadigliando dalla porta-finestra del salone, che si affacciava direttamente sul giardino.
“Ma quanto abbiamo dormito? Ehi, dove sono i miei gnomi da giardino?” protestò il papà.
Pixie e Flo risero, mentre i pattini e le scarpette brillarono di luce verde.


L’autrice

le gemelle - giada fiordaliso

Sono Giada Fiordaliso, ho 32 anni e vivo a Roma. Sono una scrittrice e una copywriter e oltre alla passione per la scrittura ho anche quella per il ballo e per lo studio (ho quattro lauree). Sono molto solare, ottimista e ambiziosa! Ho scritto diversi libri di differenti generi e tanti altri sono in arrivo.


Se vuoi propormi un tuo racconto affinché venga pubblicato in questa sezione del blog, puoi trovare più informazioni QUI.
Un abbraccio magico dalla Strega che scrive