La proposta

“Ehi, si può sapere che ti ha preso?”
Pamela è seduta in mezzo al letto, dandomi le spalle. Credo che sia arrabbiata, ma proprio non riesco ad immaginare il motivo. Fino a qualche momento fa eravamo impegnati in una agguerrita battaglia amorosa fra le lenzuola, poi di punto in bianco si è rabbuiata e si è allontanata da me.
“Mi sono stufata” sbuffa senza voltarsi.
“Di cosa?”
“Di questo, del fatto che dobbiamo vederci una volta al mese in anonime stanze d’albergo come amanti clandestini, senza avere un luogo che sia solo nostro.” Il fatto che abitiamo in città diverse e distanti tra loro ci ha creato sempre un sacco di problemi: i nostri incontri sono rari e fugaci, e tutte le volte la frenesia derivante dal fatto di dover sfruttare ogni attimo trascorso insieme inquina la nostra intimità, facendoci finire spesso col litigare per stupidaggini.
Ha ragione a dire che non abbiamo un posto dove stare in santa pace: lei vive ancora con sua madre, dopo che il marito – ora ex marito – è fuggito con la giovanissima segretaria qualche anno fa, e io con i miei chiassosi coinquilini ficcanaso che non mi lasciano mai casa libera. Per questo siamo costretti a rintanarci in una stanza d’albergo ogni volta che abbiamo voglia di stare un po’ per i fatti nostri. Di solito iniziamo a spogliarci ancor prima di chiudere la porta della stanza, poi facciamo l’amore come sappiamo fare noi – con calma e dolcezza, magari senza troppo furore, ma con buona soddisfazione di entrambi. Talvolta rimaniamo in silenzio per ore, stretti in mezzo al letto, ad ascoltare i nostri respiri, altre volte invece parliamo molto, raccontandoci tutto ciò che uno si è perso della vita dell’altro nelle settimane in cui siamo stati lontani. Questi sono i momenti più belli, quelli che tengo serbati gelosamente nella memoria e che mi riscaldano il cuore quando mi sento solo e mi ritrovo a pensare a lei, anche se è lontana centinaia di chilometri da me.

Allungo una mano sulla sua schiena, arrivando a toccare le ciocche più lunghe dei suoi meravigliosi capelli neri. “Cosa proponi di fare?” le chiedo.
Pamela si volta a guardarmi, la sua espressione indecifrabile. “Credo che dovremmo sposarci.”
Per qualche istante resto interdetto senza riuscire a proferire parola, troppo incredulo davanti a quella proposta buttata lì all’improvviso. “E perché?” Non dico che sono spaventato, perché sono ben abituato alle sue follie, ma questo non è un tatuaggio maori o un viaggio in Corea. Si tratta di un passo importante, un cambiamento radicale nella vita di entrambi, che non so se sono pronto ad affrontare.
“Perché no?” azzarda. Si rimette stesa accanto a me, nel circolo delle mie braccia. “Secondo te non è una buona idea?”
“Perché vuoi sposarmi?” la incalzo. “Solo per evitare di dover fare sesso in una stanza d’albergo?”
“Non solo per questo. Voglio sposarti perché ti amo e mi sono stancata di vivere lontano da te, in una lenta agonia che mi porta al prossimo weekend in cui riusciremo a stare un po’ insieme, perché non ne posso più di scriverti messaggi della buonanotte da un letto freddo e vuoto, perché ogni mattina voglio svegliarmi con il tuo profumo sulla mia pelle e perché voglio che nella credenza in cucina le nostre tazze preferite siano una accanto all’altra. Non ti sto dicendo che sarà per sempre, perché alle favole ho smesso di crederci già da un pezzo. Voglio solo che sia il più a lungo possibile – e voglio che inizi ora.”
Non l’ho mai vista così seria e determinata. Non ho mai percepito tanta lucidità in un suo progetto per il futuro, lei che non sa neanche cosa indossare al mattino o cosa comprare quando va a fare la spesa al supermercato.

Provo per un momento ad immaginare come sarà la nostra vita insieme, in una casa tutta nostra – sarò io ad andare nella sua città o sarà lei a venire qui, o magari ci trasferiremo entrambi in un posto che non abbiamo mai visto…mille interrogativi mi affollano la mente e quasi mi tolgono il respiro. Daremo tante feste come piace fare a lei, inviteremo i nostri amici a cena o a pranzo per la domenica, ci sarà sempre una stanza libera per ospitare qualcuno che verrà a trovarci. Magari avremo dei bambini, chissà – sarà bello vederli crescere e farsi strada nel mondo.
“D’accordo” mormoro fra i suoi capelli. “Sposiamoci.”
Si volta a guardarmi e non posso non sorridere nel notare una punta di incredulità nel suo sguardo, quasi non credesse che le ho detto di sì.
“Ho almeno il tempo di comprarti un anello di fidanzamento?” So bene che non è di queste cose, che non le piace spendere soldi in gingilli inutili – la amo anche per questa sua semplicità – ma so che è anche romantica e sognatrice. Farei qualsiasi cosa per lei, le comprerei anche un pezzo di luna se quello fosse un suo desiderio…un innocente anellino non mi sembra poi così difficile da recuperare.
Annuisce sorridendo, felice come mi è capitato di vederla rarissime volte, poi mi attira dolcemente a sé in un lungo bacio.

L’inaspettata certezza di un futuro solido e insieme ha riempito i nostri cuori di gioia: solo un attimo prima la frustrazione che sempre accompagna i nostri rari momenti insieme – l’ansia frenetica di doversi presto lasciare, la brutta sensazione di stare sprecando tempo, i problemi delle nostre vite quotidiane tenuti a forza fuori la porta affinché non rubino i pochi attimi ancora a nostra disposizione – si stava addensando sulle nostre teste come nuvoloni prima di una tempesta, mentre ora si è dissipata, lasciando finalmente entrare la luce del sole.
Non voglio pensare a nulla che non sia lei – né a cosa diranno i miei genitori di una decisione tanto avventata, né a come faremo a trovare una casa in così poco tempo, né a dove troveremo i soldi per questo matrimonio. L’unico mio pensiero è lei, un sogno che non sapevo neppure di avere e che si sta realizzando di punto in bianco: non immaginavo di sposarmi, non adesso almeno, e invece sembra proprio che lo stia per fare.

In effetti, in tutta questa nostra storia c’è stato ben poco di razionale. Se avessi dato ascolto al mio cervello quando l’ho vista per la prima volta su quel treno diretto a Lione, poco più di un anno fa, non mi sarei mai seduto accanto a lei, né avrei mai iniziato quel patetico e ridicolo corteggiamento che se solo ci ripenso mi viene voglia di sparire nelle profondità della terra: mi feci notare in modo sfacciato e cafone, fui spudorato e sfrontato nei complimenti (c’è da dire che era davvero bella e la sua risatina elegante la rendeva ancor più desiderabile ai miei occhi), inventai un sacco di millanterie sul mio lavoro e sulla mia carriera – eppure la colpii proprio quando temevo di essermi giocato tutte le carte a mia disposizione, compresa quella della dignità. Da quel nostro primo incontro è stato un tira e molla continuo, cercando ogni occasione per stare un po’ insieme fra i miei impegni di lavoro e i suoi problemi a casa: ogni attimo, ogni istante trascorso insieme è qualcosa di prezioso, unico, una perla della meravigliosa collana che è il nostro amore.

“Voglio fare l’amore di nuovo” sussurra beffarda sulle mie labbra.
Posso sentire il suo desiderio incontenibile di unirci anima e corpo e suggellare così la nuova dimensione del nostro rapporto, e questa stessa brama ha infiammato anche i miei nervi. Senza smettere di baciarla neanche per un momento la rovescio sul materasso, stendendomi sopra di lei, assaporando con lo sguardo e con le labbra ogni sua curva, ogni centimetro della sua pelle candida, ogni suo sussulto di piacere che riesco a provocare in lei.
“Ascoltami bene, Pamela” mormoro con il fiato corto, il cuore che mi martella nelle orecchie. “Non sono il principe azzurro, o il cavaliere dall’armatura dorata, ma sappi che non ti lascerò mai.”
Annuisce con le lacrime agli occhi, mentre mi stringe il volto con entrambe le mani.
“Devi credere alle favole. Credi nella nostra favola almeno, perché io ti amo moltissimo e posso assicurarti che sarà per sempre.”


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